Vicini di Casa di Città di Circo: la testimonianza di Alberto Bertocchi

Vicini di casa a Città di Circo

Comunque, il circo è bello anche da fuori, molto bello…

Che il Circo ci faccia tornare bambini è tanto un cliché quanto una verità e a me fa infanzia più del Natale. Perché il Circo, mi fa venir voglia di tornare a giocare, a quel gioco che è arte, abilità, grazia, divertimento, perché sa farti sognare, fosse anche per il solo tempo di uno spettacolo.

Vivo in Città sopra un grande parco e per questo son fortunato. A pochi passi dal centro ma nella quiete e nel “verde”! Verde, così per dire, perché in realtà il parco cambia colore continuamente, per la stagione, per il tempo o per il variare della luce del giorno. Verde, rosso, bianco, giallo. Ma da alcuni anni sono ancor più fortunato perché proprio lì, in quel parco, arrivano Circhi come se piovesse, o forse meglio, spuntan Circhi come funghi. E i colori del parco aumentano.

E allora divento “vicino di casa” dei Circhi, un pò anch’io cittadino di Città di Circo. Mai avrei pensato di esser vicino di casa di acrobati musicisti giocolieri. Pensavo a qualche vicino noioso e lamentoso, a fangose discussioni per il colore degli zerbini nelle riunioni di condominio o, al più, a qualche simpatico e cortese vicino che ti presta il sale ma mai ad un clown o ad un giocoliere a cui magari poter chiedere in prestito un paio di trampoli per cambiare una lampadina o torce di fuoco per fare i popcorn.

Ora mi affaccio alla finestra e vedo vicini che camminano sulle mani, che fanno salti mortali, funamboli e giocolieri. E poi musica, tanta musica e quella quiete di ogni giorno, che talvolta è un po’ noiosa, prende una nuova vita.

E il circo, dicevo, mi fa tornar bambino più del Natale, coi suoi tendoni colorati, le roulotte, le luci, la musica, gli spettacoli. Città di Circo, come folletti urbani che compaiono nella notte, a costruire sogni per chiunque abbia voglia di sognare.

E allora il Circo è proprio bello, anche visto da fuori. La mattina mi sveglio e mi allungo dal terrazzo per vedere come sta, quando il sole s’alza proprio dietro ai tendoni. Ed è bello al mattino, addormentato, con le luci ancor spente, silenzioso, mentre le nutrie si aggirano che sembrano voler capire cosa sta succedendo, e sentire che lentamente si sveglia al suono di tamburi e trombe. Nel pomeriggio, i primi spettacoli, quelli per i bambini, perché il Circo è fatto prima di tutto per loro e per chi ha voglia di esser come loro. E poi la sera, quando la musica che accompagna le acrobazie si alterna a cori stupiti, risate e applausi, lasciando immaginare da fuori numeri pericolosi e abili movimenti. E prima di andare a letto un ultimo sguardo, perché il Circo è proprio bello visto da fuori e quando il Circo arriva, la notte buia del parco diventa spettacolo ed è bello guardar le luci che giocan con la luna.

Allora è il momento di scendere le scale e di entrarci dentro, perché il Circo è bello anche da fuori ma dentro è un gran spettacolo.

Però qualcuno ha paura dei clown, è infastidito dalle trombe e preferisce il silenzio buio delle notti senza Circo. Si sente invaso da tanta gioia, perché forse non sa cosa sia la gioia, e allora chiama i vigili e invoca il silenzio e fa smettere lo spettacolo. Ma pian piano anche loro, che han paura di tornar bambini, saranno catturati e scopriranno il piacere di ridere per abilissimi maldestri o di meravigliarsi per capaci giocolieri. E anche loro aspetteranno la stagione in cui spuntan Circhi nel parco per potervi entrare.

Grazie nomadi giocolieri, da un vicino di casa.

 

Alberto Bertocchi